Mamme.... sapete davvero cosa è meglio per i figli

Mamme: davvero sappiamo sempre che cosa è meglio per i nostri figli?

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“Bisogna chinarsi un poco, per attingere l’acqua dal fiume”
G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni

Sono mamma da quattro anni e da quattro anni ci sono frasi che sento ripetere in modo ricorrente: “Dormi quando dorme il bambino”, “Sei sicura di avere abbastanza latte?”, “Non abituarlo a stare in braccio“e molte altre ancora.
Però ce n’è una in particolare sulla quale mi sono trovata a riflettere in molte occasioni: “Una mamma sa sempre che cosa è meglio per suo figlio“.

Mi trovo a rifletterci perché ho come la sensazione che viviamo un paradosso: da una parte ci sentiamo sole, molto spesso lontane dalle famiglie di origine. Chi lontana fisicamente e chi invece ha anche i parenti vicini ma li percepisce disinteressati, giudicanti o semplicemente assenti.
E questo senso di smarrimento che si percepisce anche sui gruppi di mamme emerge sempre più prepotente proprio in questo periodo di lontananza forzata dal prossimo. Da una parte la voglia di confrontarsi è tangibile, ed è sempre più impellente. C’è il bisogno, comprensibile, di sentirsi parte di una narrazione comune, di ricevere comprensione, di trovare forza e conforto nei racconti e nelle esperienze delle altre mamme.
Di contro però, sembra che non siamo più abituati a sostenere una conversazione civile che preveda educazione, onestà e divergenza di opinioni. In poche parole, finché vengono confermate le tesi che sosteniamo il confronto ci gratifica, viceversa il prossimo ritorna un’entità lontana da silenziare e ritorna prepotente il ritornello della mamma che sa sempre che cosa è meglio.

Parlando per me, io non ho mai saputo che cosa sia meglio in assoluto. Ho sempre saputo di volere il meglio per il figlio, ho sempre provato a creare attorno a lui le situazioni che ritengo più adatte, ma il meglio in assoluto non so e non saprò mai che cosa sia.
Non lo so perché non sono onnipotente, non lo so perché lo guardo negli occhi e mi sento sempre piccola davanti alla sua vita e alla responsabilità della sua felicità.
Non lo so perché non ho la presunzione di sapere tutto, sto imparando a conoscere lui, non ho imparato a memoria un’enciclopedia di puericultura.

Sono figlia unica e sono cresciuta in un ambiente piuttosto adulto: non ho mai frequentato molto i cugini, non ho mai visto cambiare pannolini e quando è nato mio figlio è stato il primo neonato che ho preso in braccio.
Non sapevo niente, veramente niente, ero imbranata a preparare un biberon di latte, ho avuto il timore per mesi di scivolare con lui in braccio. Quando ho iniziato lo svezzamento ho appeso in modo diligente il foglio con le istruzioni della pediatra e l’ho seguito alla lettera, con il timore di chi sa di non sapere e non vuole fare disastri.

Ho sempre saputo distinguere le sfumature del pianto o le sfumature del cambiamento del suo umore, questo sì, perché sicuramente fa parte dell’istinto di noi mamme, ma per il resto solo una cosa mi ha salvata: ascoltare gli altri, avere l’umiltà di imparare e di capire, mettermi in discussione.
Perché è vero che ci sono tanti luoghi comuni, che ci sono donne che provano un insano piacere a ferire le altre donne, ma è anche vero che ci sono donne preziose che quando parlano e lo fanno in modo diretto, spesso ti stanno semplicemente aiutando anche quando sembra stiano minimizzando. Se non avessi seguito alcuni consigli semplicemente avrei sbagliato. Altri li ho ascoltati e ho ritenuto non facessero al caso mio, ma il fatto che non fossero adatti a me non li rende meno validi.

Allora quando sento ripetere che una mamma sa sempre che cosa è meglio per suo figlio ripenso a una frase di Jung:’ Bisogna chinarsi un poco, per attingere l’acqua dal fiume’. E chinarsi non è mai abbassare la testa, ma permettere a noi stessi di arricchirci con le esperienze altrui. Il fiume ha tanto da raccontare e una mamma come ogni altra persona, avrà sempre da imparare.

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