“Quasi Padre” di Christian Bergamo: nove mesi dagli occhi di un padre

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Ciao tu, sono papà. Sono, sarò, sarei. Insomma, io e te tra un po’ ci conosceremo e dovremo iniziare un qualcosa insieme. Questa storia dell’essere tuo padre mi manda leggermente ai pazzi e non so se è un sentimento positivo. Per ora ti dico che non vorrei nasconderti nulla, persino questo senso di inadeguatezza
Christian Bergamo, “Quasi Padre” edizioni Longanesi

Racconto sempre di mamme, parlo di me, parlo di voi, cerco di capire e interpretare quello che sentono le donne, come vivono questo passaggio di vita. I padri li cito poco, quasi per niente. E non perché non sappia quanto fondamentale sia il loro ruolo, ma perché non sono mai riuscita ad inquadrarli, nemmeno lontanamente.

La mamma si racconta, si entusiasma, certi giorni si dispera. I padri si lasciano andare meno, almeno ai miei occhi sono sempre stati molto più sfuggenti.

Esiste una letteratura immensa sulla maternità, sulla psicologia della donna, mentre di paternità si parla molto meno. Sicuramente da qualche anno le donne hanno avuto il coraggio di gettare la maschera, di scardinare lo stereotipo della perfezione della madre tutto d’un pezzo che non ha mai un cedimento, un momento di sconforto, qualche rimpianto. Ora sappiamo invece che sono stanche, sappiamo che spesso sentono sole, sappiamo anche che tornare a casa dall’ospedale con un neonato non è solo un idillio ma può essere anche un momento di grande difficoltà. E mentre le donne non hanno più paura di mostrarsi “imperfette”, anche gli uomini sembrano voler andare nella direzione dell’autenticità.

La fatica nell’approcciare temi che culturalmente non sono mai appartenuti all’universo maschile è probabilmente superata dalla profonda spinta interiore a mettersi in gioco, a uscire definitivamente dal ruolo del padre emotivamente “distante” dai figli.

Quasi Padre, Christian Bergamo

Oggi gli uomini sono in sala parto in prima linea, sono presenti alle ecografie, ascoltano le istruzioni delle ostetriche in ospedale: in poche parole, i padri ci sono dal primo minuto a loro modo e con il loro linguaggio, sempre più distante dai modelli del passato. Gli uomini di oggi sono letteralmente scesi dal piedistallo del “padre autoritario” e non vogliono più mostrarsi rigidi e distanti.

Come scrive il pedagogista Federico Ghiglione: “Il modello autoritario non ammetteva dubbi: il padre era una figura con la quale ci si poteva rapportare solo attraverso l’obbedienza, che concedeva uno spiraglio di confidenza solo dopo l’accettazione acritica di ogni regola imposta Non era tollerata la discussione, se non a costo di uno scontro che portava con sé immediate conseguenze negative e ulteriore distanza. Scontrarsi con la figura paterna significava creare una spaccatura con un intero sistema. Il padre aveva la sua forza nell’impermeabilità. In questo modo veniva escluso ogni dialogo e il padre restava inaccessibile per il figlio, e di fatto anche il figlio per il padre“.

I padri di oggi sono totalmente diversi; instaurano dal primo momento un rapporto di confidenza e scambio, aprendo un canale comunicativo basato sull’emotività, un’emotività alla quale però pochi finora hanno dato voce.

Proprio per questo sono felice di dare voce al racconto della paternità dello scrittore Christian Bergamo, classe 1985, che con il suo “Quasi Padre” ci rende spettatori della trasformazione di un ragazzo che diventa uomo nel racconto dei “suoi” nove mesi di attesa: “Anche gli uomini aspettano un bambino. Lo fanno tormentandosi, con la malinconia dei traguardi quasi raggiunti, la paura di non essere all’altezza, l’imbarazzo di sentirsi inutili e l’ansia di non darlo troppo a vedere“.

E se è vero che è già difficile sentire un uomo raccontare di corsi preparto e gravidanza, è una rarità assoluta il racconto delle emozioni che accompagnano questo percorso in cui entusiasmo, paura, rimpianto, inadeguatezza, restituiscono uno spaccato di vita di rara autenticità libero dal timore del giudizio che dalla notte dei tempi ha costretto anche gli uomini, spesso tristemente, a uno stereotipo che non li rappresenta più.

Nel cuore degli uomini, intervista a Christian Bergamo, autore di Quasi Padre

Come nasce il progetto Quasi Padre? Da dove nasce la voglia di raccontare quest’esperienza e il coraggio di superare lo stereotipo maschile dell’uomo tutto d’un pezzo?

Nasce dalla paura di essere giudicato ma anche dal bisogno di essere capito. Ecco perché ho aperto una pagina restando anonimo, per poter essere sincero, per cercare approvazione, consigli, confronti, per raccontare le mie ansie, ma senza metterci la faccia. Nei periodi che precedono la nascita di un figlio sono tante le sensazioni che a fermarle mi ci è voluta una pagina facebook.

Quasi Padre di Christian Bergamo

Un tempo la figura del padre era percepita come ‘assente’ spesso burbera o distante.
Oggi gli uomini sono molti diversi, spesso si mettono in gioco e sono presenti  per i figli e per la famiglia. Alcuni psicologi affermano che si pongono più da ‘amici’ che da padri.
Esiste secondo te il pericolo che i papà di oggi siano percepiti come meno autorevoli?

Nel libro scrivi che i padri al corso preparto sono quelli con la battuta ironica. Come si sentono davvero gli uomini in quelle situazioni?

Inaudeguati, perchè sono argomenti intimi, che non li riguardano direttamente, perchè non saranno loro quelli ad andare in sala parto. Ecco perchè ironizzano, sdrammatizzano, nascondono le ansie con le battute da spogliatoio. Si sentono quasi giustificati a non dover prestare la massima attenzione, fin a che capiscono di avere un ruolo, già a partire da lì, e allora riscoprono quelle attenzioni che non avevano messo in preventivo, almeno non nei nove mesi di attesa.

Si dice che i figli uniscono le coppie, in realtà per certi aspetti le mettono a dura prova.

Quali sono secondo te le difficoltà più comuni per gli uomini di cui non si parla mai?

Dover imparare, come una donna, ad avere a che fare con un esserino così minuscolo, ma più della donna, dover superare certi pregiudizi che vogliono l’uomo ai margini della crescita di un figlio, co-protagonista, quindi spesso non considerato per lo meno esternamente. Ecco perchè invece all’interno della coppia bisognerebbe creare quell’equilibrio, quella parità di doveri e saperi, che porta l’uomo a responsabilizzarsi, la donna ad allegerirsi, e la coppia a crescere.

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?
Ho scritto, sto scrivendo e continuerò a farlo. Anche tralasciando l’aspetto genitoriale, vorrei continuare a narrare storie, a fingere di fare lo scrittore, ma senza parlare di me.
Vediamo come verranno recepite, sia dalle case editrici che dai lettori. Spero che il mio percorso da autore continui, questo sì.

 

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